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Newsletter n° 4

NL 04

Le nuove case saranno delle centrali di produzione di energia

Non tutti sanno che il 40% dei consumi energetici è destinato al riscaldamento, alla ventilazione e all'illuminazione degli edifici.
I consumi degli edifici rappresentano quindi uno dei principali obiettivi della politica energetica della UE, che vuole non solo ridurre, ma addirittura azzerare questo fabbisogno, partendo dalle nuove costruzioni. Ma non solo. L'Unione Europea, rinnovando la direttiva sull'efficienza energetica degli edifici, prevede che a partire dal 2020 tutte le nuove costruzioni potranno essere solamente a energia zero oppure "Energy Plus", se producono più energia di quanta ne consumano. Il 16 gennaio 2012, l'UE ha difatti adottato il regolamento delegato (UE) n 244/2012 2010/31/EU che integra la direttiva sul rendimento energetico degli edifici (testo allegato).
Lo scenario che si prefigura è quello di tante piccole centrali distribuite sul territorio, le quali oltre ad autoconsumare l'energia, ne dovranno produrre anche a sufficienza per ricaricare le batterie delle auto in garage, immettendo eventualmente in rete l'eccedenza. Case come centrali, quindi. Molto di questo sviluppo è atteso dalle forme di accumulo dell'energia. La tecnologia è già esistente, ma non è per ora conveniente. Su questo tema è forte la pressione per agevolare le forme di autosufficienza. Anche il fotovoltaico aveva costi di produzione superiori alle forme tradizionali ma gli incentivi hanno consentito uno sviluppo esponenziale, che tutti ormai conosciamo, al punto che è molto vicina la "grid parity": l'equivalenza dei costi rispetto alle energie tradizionali. A quel punto non serviranno più incentivi.
Così potrà essere per le case, quando l'autoproduzione abbinata all'accumulo sarà preferibile all'approvvigionamento dell'energia dalla rete di distribuzione.
I continui aumenti del costo dell'energia stanno abbreviando sempre più i tempi per raggiungere concretamente a questi risultati. La velocità di cambiamento sta cogliendo impreparati molti imprenditori, come molti che non hanno creduto nel fotovoltaico e pur avendone talvolta la possibilità hanno perduto buone occasioni d'investimento.

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Scompare la tariffa bioraria dell’energia elettrica

Diventa sempre più acceso il mach tra fonti fossili (petrolio, gas, carbone, ecc.) e fonti rinnovabili di energia. Di questo fenomeno si è già accennato nelle news passate.
L'incidenza sempre maggiore delle rinnovabili, soprattutto fotovoltaiche (rispetto alle fonti tradizionali), il cui costo marginale è praticamente nullo, riduce i prezzi sulla Borsa elettrica di giorno, che tendono invece a salire di sera.
Per dare un'idea della portata di questo cambiamento, basti ricordare come nel Sud, dove ci sono molti impianti fotovoltaici e la produzione è maggiore, il 2 e il 3 maggio scorsi (giorni lavorativi) l'energia alla Borsa elettrica ha toccato gli zero euro per megawattora. Questo prezzo si è mantenuto per diverse ore centrali della giornata, quando gli impianti hanno immesso grandi quantità di energia.
In questo modo si rovesciano evidentemente i meccanismi che avevano portato ad un assetto di prezzi – e quindi di investimenti produttivi – che presupponevano delle punte di domanda e di prezzo di giorno, talvolta difficili da soddisfare soprattutto in estate, con maggiori disponibilità invece di notte, quando i prezzi diventavano più convenienti. Questo andamento consentiva alle aziende "energivore" di conseguire importanti risparmi con una opportuna specifica organizzazione. L'attuale tariffa bioraria, a causa della produzione di energie rinnovabili di giorno, rende ora obsoleta la tariffa bioraria.
L'Autorità ha proposto conseguentemente di cambiare il sistema tariffario. Le proposte sono contenute in un documento di consultazione, il n. 216/2012/R/EEL "Orientamenti per la revisione della struttura per fasce orarie dei corrispettivi ped applicati ai clienti domestici in maggior tutela" datato 24 maggio 2012 (vedi file allegato).
Questo documento è molto interessante perché definisce in modo preciso il quadro della situazione e consente di apprendere molte informazioni utili sull'attuale scenario del mercato dell'energia in forte trasformazione.

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Il finanziamento degli investimenti in impianti di produzione di energie alternative e risparmio energetico: i titoli di debito e i project bonds

Esistono vari strumenti adatti alla realizzazione di investimenti di carattere energetico attraverso le proprie aziende. Uno di questi è poco conosciuto e dunque poco impiegato: l'emissione di titoli di debito per le s.r.l..
L'art. 2486, c. 3, ante riforma vietava espressamente alle s.r.l. l'emissione di obbligazioni, senza eccezione. La nozione di "titoli di debito" conduce alle obbligazioni, sebbene non siano chiaramente definite, ma non vanno trascurate nemmeno le vecchie cambiali finanziarie.
Queste forme di finanziamento degli investimenti sono oggi portate alla ribalta dallo schema di decreto sviluppo del Governo Monti, con riferimento particolare alle iniziative dirette agli interventi da realizzare a favore degli enti pubblici, quelli locali in particolare, i più attivi nella green economy. In questi casi si chiamano "project bond" e sono previsti dal Codice degli appalti (art. 157 del Dlgs 163/2006).
Sono diverse le peculiarità e i vantaggi di queste opportunità, in futuro ancora più convenienti.
La ritenuta sugli interessi percepiti dal sottoscrittore è equiparata a quella sui titoli di Stato, attualmente al 12,5%, e tutte le operazioni relative al "buono" scontano le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa. Il trattamento fiscale degli interessi pagati dal concessionario è lo stesso di quelli dovuti sui finanziamenti bancari. Queste disposizioni si collocano nel contesto di norme UE dirette a favorire lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche, con riguardo particolare ad alcuni settori come l'energia.
Si fa presente che Api Green può supportare l'impostazione di queste strutture finanziarie.

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L’energia protagonista dello sviluppo

Il 16 giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sviluppo con provvedimenti che vedono la "green economy" tra i settori protagonisti dell'auspicata ripresa economica.
In estrema sintesi i diversi punti che interessano il settore sono i seguenti:
1)Il bonus per l'efficienza energetica (manutenzioni, ristrutturazione degli edifici, ecc.) viene prorogato di sei mesi dal primo gennaio 2013 al 30 giugno, con una limatura però nella percentuale che passa dal 55% al 50%. Fino al 31 dicembre resterà invece l'attuale livello del 55%;
2)il finanziamento agevolato previsto dal Fondo Kyoto si estende a soggetti pubblici e privati che operano in settori specifici dell'economia verde. I benefici sono destinati alle aziende che operano in quattro specifici settori: protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico; ricerca, sviluppo e produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione; incremento dell'efficienza degli usi finali dell'energia nei settori civile e terziario; ricerca e sviluppo nelle produzioni e installazioni di tecnologie nel solare termico, a concentrazione, termodinamico, fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia. Per accedervi è necessario presentare progetti di investimento che prevedono occupazione aggiuntiva a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni. Se le assunzioni sono più di tre, almeno un terzo dei posti è riservato ai laureati che non abbiano più di 28 anni. I finanziamenti a tasso agevolato hanno durata non superiore a sei anni.
3)la presidenza del Consiglio potrà intervenire per sbloccare le infrastrutture energetiche nel caso di inerzia della amministrazioni regionali che devono concedere l'autorizzazione;
4)sarà possibile in certi casi derogare al limite delle 12 miglia previste per la ricerca di idrocarburi davanti alle aree marine e alle coste protette, riducendolo a sole sette miglia;
5)viene prevista una razionalizzazione per la filiera dei biocarburanti da autotrasporto; i produttori nazionali ed europei potranno attuare modifiche tecnologiche e procedurali utili a rendere la propria catena produttiva più efficiente e competitiva rispetto alle importazione dai Paesi extra-Ue; si riconosce inoltre un maggior valore ai biocarburanti di produzione italiana ed europea ai fini dell'obbligo comunitario;
6)viene chiarito l'impatto delle norme del Decreto "Cresci Italia" sulle gare per il servizio di distribuzione del gas. Sempre per il settore del gas, vengono definite anche modalità più efficienti per l'allocazione dei servizi di stoccaggio di gas naturale, in linea con i mercati europei più avanzati, passando da un sistema di attribuzione pro quota e con volumi segmentati per tipologia di utenza a un sistema di asta competitiva sul complesso delle capacità disponibili.
7)viene potenziato lo strumento del project bond. Quando si instaura un partenariato pubblico-privato si può accedere ad un regime fiscale agevolato per favorire l'emissione e il collocamento di obbligazioni da parte delle società di progetto. (vedi anche news specifica).

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